Spagna: paella e sangria, la vera tradizione culinaria

La cucina spagnola rappresenta perfettamente il suo carattere mediterraneo: colorata, profumata, allegra e saporita, è diventata celebre in tutto il mondo tanto che ristoranti spagnoli hanno aperto ovunque.

La tradizione culinaria spagnola è la prima ad aver introdotto nelle preparazioni, all’inizio del Cinquecento, alcuni ingredienti provenienti dalle Americhe, come il pomodoro, la patata, il mais o il cacao, che oggi si utilizzano comunemente in tutta Europa.

A caratterizzare la cucina spagnola è la grande varietà di ricette, che si differenziano in base alle regioni e alle tradizioni locali

Tra i piatti tipici, vengono in mente subito paella e sangria, un’abbinata che in realtà non andrebbe mai consumata insieme: in effetti la sangria non si beve durante i pasti, ma come aperitivo o drink, quando si ha voglia di rinfrescarsi con qualcosa di buono e sfizioso, vista la presenza della frutta nella ricetta.

Andiamo allora a scoprire tutti i segreti delle vere tradizioni gastronomiche spagnole!

Le origini della Paella spagnola

paella spagnola

Partiamo dal nome: la paella altro non è che la pentola in cui si cucina questo piatto tradizionale, ovvero una grande padella con due maniglie, solitamente in ferro o acciaio, di un diametro di circa 20 centimetri.

Come molte preparazioni culinarie della tradizione, anche questa ha umili origini: la paella era preparata dai contadini che abitavano attrorno a Valencia, già a partire dal XV secolo. La paella fa parte quindi della tradizione valenciana e non catalana, per poi diffondersi in tutta la Spagna, differenziandosi negli ingredienti. La nascita di questo piatto nella zona di Valencia è direttamente collegata all’ingrediente principale che lo caratterizza: il riso; coltura molto diffusa nelle terre in prossimità del parco naturale dell’Albufera, situata appena fuori la città.

La paella doveva essere un piatto semplice, ma sostanzioso visto il duro lavoro che li aspettava in campagna e doveva essere facilmente trasportabile. La ricetta della paella poteva subire diverse variazioni a seconda degli ingredienti che le famiglie contadine avevano a disposizione al momento. Verdure fresche e ortaggi prima di tutto, a cui veniva aggiunta carne di pollo e coniglio, visto che erano allevati per il consumo familiare.

Nato nelle zone rurali, questo piatto cominciò a farsi apprezzare anche nelle case nobiliari di Valencia, oltre che presso i chioschi delle spiagge locali e della vicina Alicante.

Come si prepara la vera paella?

L’ingrediente fondamentale della paella è il riso: si tratta di una tipologia speciale chiamata riso bomba (una varietà pregiata, D.O.C), così detto per i suoi chicchi tondeggianti che, durante la cottura, assorbono tantissima acqua e si gonfiano come piccole bombette (in spagnolo si dice se abomban). È un riso coltivato soprattutto nella zona di Valencia ed è prodotto in quantità piuttosto limitate e per questo piuttosto costoso.

Senza questa varietà di riso la paella non avrebbe il suo sapore caratteristico: il chicco rimane croccante fuori, diventa morbido dentro, assorbe i sapori degli ingredienti senza rilasciare l’amido che trasformerebbe la paella in un risotto.

Se il riso bomba è l’ingrediente comune a tutte le varietà di paella, ad oggi non esiste una ricetta unica per questo piatto tipico: non esiste la ricetta segreta, ma il bello della paella è quello di essere un piatto che varie in base alle stagioni e alla zona di preparazione.

Nelle diverse aree della Spagna oggi puoi gustare la paella solo a base di verdure e zafferano, solo con carne, solo di pesce (si possono usare seppie, calamari, cozze, gamberi, scampi, vongole) oppure mista, ovvero con tutti questi ingredienti insieme.

L’importante però è gustarla a pranzo come un vero spagnolo: forse non sai, infatti, che gli spagnoli non la mangiano per cena!

E come si cucina la paella?

paella spagnola

Oltre alla tipica padella con i manici, la tradizione vuole che la paella venga cucinata all’aria aperta e possibilmente con legna d’arancio che a Valencia è facile trovare. Perchè proprio questa varietà di legna? Prima di tutto perchè conferisce al piatto la sua particolare aroma e in più ha la caratteristica di mantenere un fuoco costante e facile da controllare.

Un’altra curiosità sulla paella spagnola

Visto che, come abbiamo detto prima, la paella non è un risotto, non esiste la mantecatura del riso: una volta steso il riso nella grande padella, non va assolutamente mescolato, ma si aggiunge solo il brodo necessario per completarne la cottura.

La sangria non si serve con la paella!

paella spagnola

Ebbene sì, sfatiamo un mito: la sangria non si beve durante i pasti e quindi non dovrebbe accompagnare la paella, anche se molti turisti lo fanno, convinti di stare rispettando la tradizione spagnola.

Tanto più che la sangria potrebbe non essere nata dagli spagnoli: la leggenda dice che un gruppo di furbi marinai inglesi, approdati nelle Antille, escogitarono uno stratagemma per aggirare il divieto di bere alcolici, mascherando il rum spagnolo con miele, spezie e pezzettoni di frutta locale, in modo da farlo sembrare un innocente succo di frutta.

Anche per questa tipicità spagnola, l’unica certezza è il nome: sangria deriva da sangre, ovvero sangue in lingua spagnola, sia per il caratteristico color rosso vivo della versione più classica, sia perché rappresenta il carattere focoso e passionale degli iberici.

Come gustare la vera sangria

Esistono tante versioni di sangria come esistono tante versioni di paella: anche questa cambia in base alla località spagnola in cui viene preparata. La base è comunque vino, che può essere rosso a gradazione particolarmente alta, a cui si aggiunge la frutta tagliata a pezzettoni, Rhum o Brandy, zucchero, chiodi di garofano, cannella e della gassosa.

Se la frutta e la tipologia di vino possono variare in base alle zone e alla stagione, ciò su cui gli spagnoli non possono transigere per gustare la vera sangria è il riposo: è fondamentale infatti prepararla almeno un giorno prima per dare modo alla frutta di macerare nel vino durante la notte e farlo insaporire bene.


Se ti è piaciuto il post, condividilo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *